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Il lavoro del practitioner

Da L'Araldo della Scienza Cristiana - 16 gennaio 2024

Originariamente pubblicato sul numero del 4 dicembre 1920 del Christian Science Sentinel


Colui che, come Geremia, si pone la domanda: "Perché il mio dolore è senza fine e la mia piaga incurabile rifiuta di guarire?” (15:18) In altre parole, il lavoro di ciascuno consiste nel volgersi verso la giusta direzione. Come si legge in Osea, deve semplicemente provare la calma e grata sicurezza che provò Cristo Gesù, quando, prima che apparisse un effettivo cambiamento nel caso che stava trattando, disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre” (Giov. 11:41-42). Egli sapeva che la presenza e il potere del Principio sono immediati, anche quando i sensi umani testimoniano il contrario. Così fu in grado di gioire in ogni circostanza, perché comprendeva che la salute e la felicità sono attività spirituali, sostenute dal Principio e mai intaccate da alcuna supposizione materiale. Tale comprensione costituiva la sua pratica del Principio e lo rendeva un practitioner efficace.

Chiunque si rivolga e si affidi al Principio divino è, nella misura in cui agisce in tal modo, un practitioner della Scienza Cristiana. L'affidarsi alla Mente infinita per ogni bene è una pratica corretta e innegabilmente efficace. In altre parole, il lavoro di ciascuno consiste , come si legge in Osea, l’esortazione della religione è: “Tu perciò ritorna al tuo Dio, pratica la misericordia e la rettitudine e spera sempre nel tuo Dio" (12:7). La Scienza Cristiana, tuttavia, mostra non solo la necessità di rivolgersi a Dio, ma spiega anche come farlo. Mary Baker Eddy scrisse a questo scopo il libro Scienza e Salute con Chiave delle Scritture e le altre sue opere, per mostrare in tutti i modi possibili, con esattezza metafisica e scientifica, come ciascuno possa rivolgersi al Principio divino e trovare così la guarigione.

A dire il vero, esiste un solo practitioner, uno solo che pratica perfettamente, e questo Uno è la Mente divina, la causa di tutta l’azione reale. Anche il più piccolo sforzo che si effettua per volgersi a questa Mente, a questo Principio, porta beneficio, perché il Principio opera incessantemente come giusta attività al posto di qualsiasi supposto limite o errore. Nel momento in cui ci si volge verso la luce del sole, se ne ottiene il beneficio. Non è necessario avere fede nella luce del sole o capirla per godere del suo splendore. Come afferma Mary Baker Eddy in Miscellaneous Writings (p. 33): "Non si è dimostrato impossibile guarire coloro che, quando hanno iniziato il trattamento, non avevano alcuna fede nella Scienza, se non quella di affidarsi alle mie cure e seguire le indicazioni date. I pazienti acquistano naturalmente fiducia nella Scienza Cristiana quando riconoscono l'aiuto che ne traggono". Tuttavia poco oltre scrive anche: "Spesso si dice: «Devi avere una forza di volontà molto forte per guarire», oppure: «Deve essere necessaria una grande fede per fare le tue dimostrazioni» (pag. 4). Quando si risponde che non è richiesta alcuna forza di volontà e che è necessario qualcosa di più della fede, si trova un'espressione di incredulità. La missione della Scienza Cristiana non è solo quella di guarire i malati, ma anche quella di distruggere il peccato nel pensiero mortale. Questo lavoro ben fatto eleverà e purificherà la razza. Non può fallire se vi dedichiamo le nostre migliori energie". Naturalmente, è la comprensione assoluta del Principio che guarisce sia il peccato che la malattia; ma questa comprensione è essenzialmente semplice ed è sempre presente perché è insita nell'onnipresente Mente divina. La Mente è sempre disponibile, essendo il practitioner per eccellenza, il cui lavoro è assolutamente efficace e al quale possiamo sempre rivolgerci.

Coloro che, dal punto di vista umano, siamo soliti definire practitioner e paziente non sono altro che due stati del pensiero umano che si rivolgono insieme all'unico Principio e alla sua espressione. Così facendo, gli aspetti peggiori di tali stati di pensiero umano svaniscono necessariamente in presenza della vera idea, e il risultato è il progresso per tutti coloro che sono coinvolti. Naturalmente, colui che si trova in uno stato di credenza che è già migliorata, liberandosi dei suoi aspetti peggiori, è utile a mostrare con sempre maggiore efficacia come questo percorso nella giusta direzione possa continuare. Tuttavia, in ultima analisi, è sempre Dio, la Mente divina, il Principio infinito, che compie l'opera di guarigione. Il merito è tutto dell'unica intelligenza.

Se, in ogni caso, la guarigione non sembra avvenire, la colpa risiede sempre nella cosiddetta mente mortale, che si crede l'opposto dell'unica Mente divina onnipresente, sebbene questa vera Mente sia in realtà l’unica che esiste ed è sempre operante. Il rimedio a questo errore non è né l’auto-condanna né la condanna dell'altro. Bisogna invece dedicarsi con maggiore consacrazione alla preghiera verso il Principio, in modo che la stessa supposizione di una mente mortale come causa o influenza di qualsiasi genere possa svanire di fronte alla gloriosa totalità della perfezione spirituale. Una paziente consacrazione deve invariabilmente portare alla libertà. Infatti, la tranquilla determinazione a volgersi completamente verso la giusta direzione porta inevitabilmente a cercare l'aiuto di cui abbiamo bisogno e a trovarlo nella consapevolezza effettiva dell’attività armoniosa. Quando due persone, definite practitioner e paziente, si rivolgono insieme con impegno all'unico Principio e alla sua idea spirituale, è sciocco incolpare l'uno o l'altro per qualsiasi apparente inadeguatezza. Smettendo del tutto di attribuire tali colpe e decidendo invece di dimostrare qui e ora che la Mente divina colma tutte le necessità, il senso di inadeguatezza svanisce di fronte alla manifesta bontà di Dio.

Come afferma Mary Baker Eddy in The First Church of Christ, Scientist, and Miscellany (p. 161): "Affinché la ragione umana non offuschi la comprensione spirituale, non dire in cuor tuo: La malattia è possibile perché il pensiero e la condotta non offrono una difesa sufficiente contro di essa. Confida in Dio, ed Egli dirigerà il tuo cammino". Invece di chiedersi: "Perché non riesco a guarire?" o "Non capisco perché non trovo guarigione", bisogna dedicare il proprio tempo e i propri sforzi a imparare, conoscere e dimostrare perché la vera guarigione è possibile e sicura qui e ora, nonostante ogni apparenza. Il fatto è che l'unico "Io", il grande Io sono, è già integro e si manifesta come uomo spirituale perfettamente armonioso a somiglianza divina. Accettare questa verità significa mettere in pratica la Scienza Cristiana e dimostrarla in modo concreto attraverso l'esperienza. Questa è la giusta comprensione, che è più della fede e che si ottiene semplicemente rivolgendosi al Principio.

Gustavus S. Paine.

La missione de l’Araldo

L’Araldo della Scienza Cristiana fu fondato nel 1903 da Mary Baker Eddy. Il suo scopo è di “proclamare l’attività e la disponibilità universali della Verità”. La definizione di “araldo”, come indicata in un dizionario: “colui che avverte — un messaggero mandato avanti per annunciare l’approssimarsi di ciò che segue”, dà un significato particolare al nome Araldo ed inoltre indica il nostro dovere, il dovere di ognuno di noi, di vedere che i nostri Araldi assolvano alla loro responsabilità, una responsabilità inseparabile dal Cristo e annunciata per la prima volta da Gesù (Marco 16:15): “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura”.

Mary Sands Lee, Christian Science Sentinel, 7 luglio 1956

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